il razzismo è figlio dell'ignoranza

E BoateBoateng-razzismong scatenò l’inferno …

Non dico che non avesse ragione, ma quando lasciò il campo per aver ricevuto insulti da 10 decerebrati in una amichevole, finì di scoperchiare un pentolone colmo.

Pene severe per discriminazione raziale e territoriale. Chiusura della curva poi stadio ed infine penalizzazione di punti  con rischio di sconfitta a tavolino alla società di calcio della quale i tifosi appartengono.

Partiamo dall’inizio. Il razzismo va condannato, sempre, dentro e fuori gli stadi. L’insulto per il colore della pelle è una forma di razzismo ma non l’unica. Chiudere una curva, poi lo stadio ed in fine arrivare a penalizzare di punti anche la società di calcio per me è eccessivo e non risolve il problema. Se 10 o 100 personaggi insultano Balotelli – potrebbe essere verde piuttosto che giallo ma sempre uno stronzetto rimane per i comportamenti provocatori in campo e verso gli spalti – e viene chiuso tutto un settore e nel caso di recidiva tutto lo stadio, la domanda è: perchè? Io che c’entro? tutti gli altri che non hanno partecipato all’insulto che c’entrano?

Le società di calcio vengono ritenute corresponsabili e quindi punite come se conoscessero personalmente tutti i tifosi, uno per uno. E’ una esagerazione. Se poi vogliamo allargare il razzismo e la discriminazione anche fuori dal calcio, apriti cielo, … Dovrebbero chiudere Aziende intere e schieramenti politici dovrebbero disgregarsi.

Per quanto riguarda la discriminazione territoriale si sfiora l’assurdo. Gli insulti/sfottò ci sono sempre stati. Certi cori fanno parte delle coreografie. Si fanno e si ricevono, ad ogniuno il suo. Inoltre dare del caciottaro ad un laziale piuttosto che burino è un insulto o la sacrosanta verità?

Si sta andando oltre. Il rischio è che poi le curve, come sembra possa accadere, si organizzino per far chiudere volontariamente gli stadi per dare un segnale ai poteri forti.

Il danno però è per quei tifosi che con sacrificio e passione hanno acquistato biglietti e abbonamenti per seguire la squadra del cuore, e anche per le società di calcio che non possono gestire i comportamenti di ogni singolo individuo che si trova nello stadio.

Sta storia della responsabilità oggettiva è un po’ una stronzata.

Chi discrimina va combattuto, ma le istituzioni dovrebbero colpire direttamente il singolo individuo e non pescare a casaccio nel mare. Se continuiamo di questo passo le curve e gli stadi saranno sempre più vuoti e il problema del razzismo non verrà risolto ma solo spostato in altre sedi.

Il razzismo non è un problema del calcio, ma della società “civile” e del singolo individuo, della sua educazione e cultura.